Educazione alla mondialità martedì 9 marzo 2010
Educazione alla mondialità

L’educazione  alla mondialità non costituisce una disciplina a sé stante, né ha tanto meno la presunzione di sostituirsi alle materie curricolari. E’, al contrario, una struttura che connette, organizza i nessi, fa emergere e articola i collegamenti trasversali esistenti – ma non sempre espliciti – fra i curricula verticali dei diversi insegnamenti. In tal senso si pone al servizio, integrandola, della didattica tradizionale, facendo della relazione – tra persone, metodi, tematiche e discipline – l’orizzonte, il metodo e l'oggetto della propria ricerca.  

In generale l’organizzazione di qualunque percorso formativo presuppone la predisposizione di sfondi, attività ed esperienze che consentano al soggetto di acquisire, sviluppare e manifestare intelligenze e competenze diversificate. In tal senso l’educazione alla mondialità si caratterizza come una proposta pedagogica, didattica ed esperienziale organizzata intorno a valori  di fondo e principi operativi in parte comuni ad ogni educazione in quanto tale, e in parte suoi caratteristici:

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pensiero critico, che attraverso la decostruzione di miti e stereotipi, promuova una pedagogia della resistenza alla passività, all’alienazione e al conformismo;

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valorizzazione delle dinamiche divergenti (in merito a contenuti, opinioni e differenti espressioni individuali), piuttosto che del consenso – sia pure a sfondo cooperativo e solidaristico – quale obiettivo da perseguire a tutti i costi nell’indagine comune;

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senso della complessità, della struttura a rete dei fenomeni e del loro studio, in un’ottica di approccio ai problemi di tipo sistemico-relazionale;

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ricerca e approfondimento di tipo analogico e metaforico (oltre all’indispensabile messa in comune dei tradizionali contenuti di tipo storico, politico, economico, statistico, ecc.), perseguiti anche mediante l’utilizzo di materiali letterari, figurativi, poetici, musicali, coinvolgendo i vissuti personali e la sfera emozionale e affettiva;

●      dinamismo identità/alterità, come affermazione parallela di un sé equilibrato e del riconoscimento dell’altro, sperimentando un’accettazione non scontata (e quindi superficiale e ideologica) della differenza, quanto piuttosto il valore della diversità come sfida e risorsa da affrontare nel proprio quotidiano: un percorso dalla chiusura, alla tolleranza, alla convivialità;

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ottica multiculturale e interculturale, fondata sulla percezione dell’universalità dei valori dell’essere umano e – nello stesso tempo – della contingenza storica delle varie espressioni culturali particolari;

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allargamento dell’orizzonte esistenziale alla dimensione planetaria e al senso dell’interdipendenza di ogni individuo e di ogni popolo: dal localismo, alla prossimità, alla transnazionalità;

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contiguità e intreccio dinamico tra dimensione cognitiva ed esistenziale, per cui una conoscenza può considerarsi acquisita soltanto una volta che le sia stato attribuito un senso, un significato per l’individuo;

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consapevolezza della responsabilità e della progettualità – individuali e sociali – verso il futuro, personale, di gruppo e di specie;

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opzione per la cooperazione piuttosto che per la competizione, riconoscendo ed elaborando il conflitto, e – attraverso la distinzione tra aggressività distruttiva o produttiva – sperimentando la gestione nonviolenta del conflitto stesso.

Fonte Volint

http://www.volint.it/areavolint/educazione/didattica/mondialita/dialoghi/dialoghi.htm

 




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